“Un dolce ricordo di Modica” – Santo Piazzese

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 08 Gennaio 2020

Il testo che di seguito riportiamo è stato pubblicato nella sezione Racconti d’Autore della Guida di Repubblica ai Sapori e ai Piaceri di Sicilia ed è stato scritto da Santo Piazzese. A lui va il nostro sincero ringraziamento.

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“Una volta Franco Ruta mi aveva mostrato una piccola ampolla di vetro con dentro un liquido ambrato. Sul fondo, completamente immersa nel liquido, qualcosa che somigliava a un’oliva verde appena invaiata. Franco tolse il tappo, infilzò l’oliva con uno stuzzicadenti e mi porse l’ampolla. “Assaggia“, disse. Non avevo nemmeno chiesto cosa fosse. Non era la prima volta che mi proponeva assaggi all’apparenza esotici; e non mi aveva mai deluso. Non mi deluse nemmeno quella volta. L’oliva era fatta di pasta di mandorle e di pistacchi. Il liquido dell’ampolla era un delicatissimo olio extravergine. Frutta di martorana immersa in olio evo, insomma. Un accostamento da pazzi, avrei sentenziato, se me l’avessero detto prima. In effetti, l’assaggio separava due mondi: un prima e un dopo, in cui il dopo introduceva un retrogusto insospettabile, da fusione celestiale di due concetti all’apparenza antagonisti. Talvolta, un tocco di follia aiuta. Altrimenti, come si sarebbe mai potuto inventare l’agrodolce o l’ornitorinco?

Non era la prima volta che mi proponeva assaggi all’apparenza esotici; e non mi aveva mai deluso. Non mi deluse nemmeno quella volta

Il luogo del delitto era l’Antica Dolceria Bonajuto, una piccola, defilata oasi di tranquillità circondata di piante verdi in vaso, nel centro storico di Modica. Ne era titolare Franco Ruta, all’epoca ultimo erede della famiglia Bonajuto per parte di madre, e maestro di innovazione e audacia sperimentale, specialmente nel campo della lavorazione del cioccolato. Senza Franco Ruta, pochi oggi conoscerebbero il cioccolato di Modica, diventato nel tempo uno dei messaggeri delle eccellenze siciliane. A lui devo pure un delizioso racconto scritto da Raffaele Poidomani, giornalista, scrittore e intellettuale modicano di raffinato spessore letterario, la cui opera principale, Carrube e cavalieri, meriterebbe di essere conosciuta da un pubblico più vasto.

 

Il racconto si intitola Il biscotto di legno e narra di un vecchio marchese del Burgio, il quale, “onusto di titoli nobiliari, ma assolutamente privo di quelli azionari”, dopo una vita agiatissima, avendo dissipato la quasi totalità dei suoi averi e svenduto a pezzi e bocconi il palazzo nobiliare, si era ridotto a vivere stentatamente nelle ultime due stanzucce rimaste. Era molto goloso, e si vociferava che si fosse nutrito esclusivamente di biscotti, in particolare dei suoi preferiti: i berlingozzi. Non potendoseli più permettere, date le ristrettezze estreme, trovava più insopportabile la consapevolezza che i suoi concittadini sapessero che non aveva più i mezzi per procurarseli piuttosto che la privazione in sé. Così gli era venuta l’idea di farsi modellare segretamente un biscotto berlingozzo di legno, e ogni mattina, dopo avere consumato una frugale colazione a base di pane e latte in un angolo buio della stanza, si piazzava dietro la finestra, sotto lo sguardo dei concittadini e fingeva di intingere il berlingozzo in una tazza di cioccolata che in realtà era vuota e sbreccata. Aveva dipinto personalmente il biscotto di legno, per metà del colore dei berlingozzi, e l’altra metà di nero, in modo da simulare la cioccolata, e dopo avere finto di morderlo, lo scagliava sul pavimento, come segno di opulenza degenerata in spreco: “…e talvolta gli sembrava perfino di sentire il profumo di quei meravigliosi berlingozzi della ditta Bonajuto, attraverso il consunto legno della tavola“.

Senza Franco Ruta, pochi oggi conoscerebbero il cioccolato di Modica diventato nel tempo uno dei messaggeri delle eccellenze siciliane

Franco Ruta aveva fatto stampare un’edizione fuori commercio del racconto, librettini sottili, uno dei quali conservo cori la sua dedica e la data, 28 novembre 98. Lui è scomparso prematuramente all’inizio del 2016. Ma penso – e sopra tutto spero, dati i quasi 150 anni di esistenza del marchio – che abbia lasciato l’attività in buone mani. A quanto ne so, l’Antica Dolceria Bonajuto continua a ricevere il pellegrinaggio costante dei turisti pronti a bearsi dei legni antichi degli interni – che ricordano certe vecchie pasticcerie di Lisbona – e a impregnarsi degli effluvi speciosi di nucatoli e ‘mpanatigghi, e degli aromi lievemente speziati del tipico cioccolato modicano. E delle olive di martorana nell’olio evo, ovviamente. Per me, tutte le volte che vado a Modica, è un richiamo ineludibile. Quasi quanto quello delle magnifiche chiese della cittadina barocca… ”

Santo Piazzese

Nato nel 1948, a Palermo, dove vive, si è laureato in biologia e ha lavorato come ricercatore all’Università di Palermo fino alla pensione: si definisce “un biologo prestato alla scrittura”. Nel 1996 pubblica il suo primo romanzo, I delitti di via Medina-Sidona, seguito da La doppia vita di M Laurent, Il soffio della valanga, Blues di mezz’autunno (tradotti in francese, tedesco e spagnolo). Tra i premi vinti, il Prix du Polar de la Méditerranée a Cannes e il Grazia Deledda. È autore di un radio-documentario dal titolo L’isola dei tesori, dedicato ad alcuni siti della Sicilia antica, trasmesso da Radio Rai 3 nel 2000.

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