La panchina di Franco, tra Memoria e Futuro
Tra i molti e potenti simboli che trattiene in sé il vicolo dell’Antica Dolceria Bonajuto, c’è ancora quella panchina: la panchina di Franco. Una panchina peripatetica, se si può azzardare l’ossimoro.
Perché Franco era così: il movimento perenne, dentro la quiete costante. Bastava venire a sedersi qui accanto a lui per qualche minuto, per ritornare nel mondo con lo sguardo cambiato: un mucchio di dubbi e l’improvviso, appassionato desiderio di nutrirli.
Per spiegarlo a noi stessi, ci è venuta poi incontro una frase ritrovata tra le sue pagine di diario, datata 1964, quando aveva appena 21 anni: “Credo fermamente e solamente nella continua ricerca e nella continua conquista di nuovi valori”
Credo fermamente e solamente nella continua ricerca e nella continua conquista di nuovi valori
Ora che lui non c’è più, che l’anno scorso ci ha stupiti con questo repentino cambio di programma, la sua “continua ricerca” vogliamo provare a condurla con gli strumenti ideali che ci ha lasciato. Per questo è nata l’idea dell’Associazione culturale Franco Ruta, che abbiamo fondato il 1 aprile, convocando tutti coloro che portano nella propria vita e nel proprio modo di agire il segno dell’incontro con Franco, con l’intenzione di mettere insieme ricordi e racconti, non certo per farne una mera commemorazione ma piuttosto per ricostruire il poliedrico puzzle della sua identità e portarlo avanti nel tempo.

Il nome delle cose comporta sempre un’implicita responsabilità. E il fatto che Pierpaolo ci abbia consentito di usare quello di Franco ora è la più grande di tutte. Iniziare ci ha dato almeno la certezza di essere in tanti a volerlo. Come abbiamo scritto tra le nostre intenzioni:
Franco potrà perdonarci di essere rimasti fermi per un anno, ma non un giorno di più
Ancora una volta è riuscito a richiamarci all’attenzione: ci ha resi di nuovo tutti presenti, riunendoci attorno ad un pensiero forte, ad uno sconfinato senso di gratitudine, alla sua energia che ci unisce.

L’idea dell’Associazione è fortemente legata a quella panchina, su cui Franco ci ha resi, com’era lui stesso, curiosi e insaziabili, incoraggiando il nostro istinto non solo di guardare oltre, ma di compiere il salto per arrivarci.
Per noi rappresenta il desiderio di tornare a scuola da Franco. Per studiare, ancora, come si alzano due pilastri robusti: la Memoria e il Futuro.
Per studiare come si fa ad immaginare insieme la città in cui insieme abbiamo vissuto: aperta, ambiziosa, anche a costo di essere ogni tanto un po’ incosciente, capace di stare nel mondo e di guardarlo con la voglia di tessere relazioni e con la schiena dritta, mai ricurva sul proprio ombelico.

Abbiamo pensato che la nostra Memoria di Franco, mettendola in comune, facendone patrimonio e consapevolezza collettiva, possa servirci ad imparare quella capacità di Futuro, che era propria di Franco. E allora eccoci: la ricostruzione della Memoria abbiamo cominciato a farla il 1 aprile 2017, attraverso la trama di tutte le relazioni, uniche, esclusive e singolarmente speciali che ha tessuto con ognuno di noi, ma ora il Futuro sta tutto in questa nuova storia, su cui ci incamminiamo nel solco che lui ha cominciato a tracciare.










