Grano. Straordinaria normalità

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 27 Maggio 2024

Il 16 giugno alle ore 20 presso l’Oratorio Salesiano di via Don Bosco 21 a Modica, Francesco Ruta presenterà il suo libro fotografico “Grano. Straordinaria normalità” dialogando con Rocco Rossitto. Il libro, pubblicato grazie ad una campagna di crowdfunding, racconta la famiglia Curcio “incrociando rivoluzioni industriali, cambiamenti climatici e passioni umane“. Un lavoro che restituisce il senso del lavoro in campagna attraverso la narrazione fotografica del ciclo di vita e della lavorazione del grano e di tutto ciò che ruota intorno ad essa. Protagonista di questo racconto il signor Curcio, classe 1941.

Francesco Ruta è nato e cresciuto a Modica. Tra il 2011 e il 2013 ha studiato presso la Scuola Romana di Fotografia, dove ha avuto la fortuna di incontrare tanti docenti capaci di stimolare la sua curiosità e la passione per la fotografia. “A Roma – ci racconta – ho incontrato Chiara e proprio lì abbiamo ideato Asmara 33 Fotografia, lo studio aperto nel 2014 a Modica”.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio il lavoro che sta dietro la produzione del suo libro e l’esperienza vissuta nella sua lavorazione.

Da dove parte la scintilla di raccontare questa storia, perché il focus sul grano e sulla famiglia Curcio?
Da tempo desideravo fotografare il momento della mietitura del grano. Quelle grandi macchine in mezzo ai campi mi incuriosivano tantissimo. Subito dopo il lockdown del 2020 avevo bisogno di riprendere la macchina fotografica e ancora di più sentivo la necessità di andare a respirare aria di campagna. Così mi venne in mente che qualche anno prima avevo conosciuto Salvatore Curcio e la buonissima pasta che produceva.

Così una sera di maggio scrissi a Salvatore, con il quale ci conoscevamo appena, e gli chiesi di poter andare a fotografare qualche scena legata alla campagna della mietitura del grano, nei loro campi tra Modica e Palazzolo. Salvatore mi diede massima disponibilità e così dopo qualche giorno andai a fotografare.

Ovviamente non avevo idea di cosa avrei trovato e delle persone che avrei avuto davanti. Ma capì subito appena varcato il cancello che lì si respirava una buona aria. Gli sguardi e i sorrisi celati dietro le mascherine cominciarono a colpirmi.

 

Radici e malinconia, sudore e speranza. Sembra di inalare gli odori della campagna fissando queste immagini. Odore di stalle e puzza di gasolio. Il profumo del frumento. Il mondo muta anche visto da quaggiù, da un piccolo lembo di terreno nel sud-est siciliano.

 

Quanto è durata la fase di produzione fotografica e che tipo di difficoltà hai incontrato?
Il progetto è iniziato a Maggio 2020 e le ultime foto le ho scattate ad Aprile 2024. Andavo periodicamente e soprattutto nel primo anno ho cercato di riprendere tutte le fasi del ciclo del grano. Completata questa fase, che ritenevo importante, andavo spesso anche a fare semplici passeggiate con il Signor Curcio e nel frattempo, se la situazione era interessante, scattavo qualcosa. Parlando con Salvatore è nata l’idea di registrare i racconti del papà Paolo: storie legate alla sua infanzia, alla fatica del lavoro in campagna tra gli anni 40 e 50. Poi le prime automazioni che facilitavano i contadini e il boom del petrolchimico di Priolo, con il conseguente abbandono delle campagne.

Questi audio registrati da Salvo Puma sono diventati parte integrante del racconto all’interno di “Grano”. La difficoltà più grande è stata combattere con me stesso, con le mie paure. Il non sentirmi all’altezza di una pubblicazione. Poi alla fine mi sono convinto che era la storia della Famiglia Curcio ad essere all’altezza, per cui mi sono lanciato nella produzione dal basso, coinvolgendo circa 90 persone che hanno co-prodotto il libro.

Il ricordo è legato alla sensazione di benessere e quiete che mi portavo dopo essere tornato da campagna in compagnia di Paolo e Nella.

È consapevole che il lavoro in campagna non piace più a nessuno (o quasi), ma allo stesso tempo sa che il lavoro duro era quello che faceva lui con la falce sotto il sole cocente mentre mieteva il grano. Oggi sicuramente è molto più semplice e si dispera perché i giovani non ne vogliono sapere

Raccontaci qualche dietro le quinte del sign. Curcio, cosa ti ha colpito e cosa sorpreso. Cosa ti porterai dentro nel tempo?
Il signor Curcio è del 1941, ma è assolutamente cosciente di quella che è la situazione attuale intorno al lavoro in campagna. È consapevole che il lavoro in campagna non piace più a nessuno (o quasi), ma allo stesso tempo sa che il lavoro duro era quello che faceva lui con la falce sotto il sole cocente mentre mieteva il grano. Oggi sicuramente è molto più semplice e si dispera perché i giovani non ne vogliono sapere.  

Mi ha colpito la tenerezza delle parole nei confronti della moglie, nonostante una vita passata insieme, ovviamente tra alti e bassi. Ma rimanendo sempre il punto di riferimento della sua esistenza.

Mi ha sorpreso l’ottimismo nello sperare che i nipoti possano riavvicinarsi alla campagna, così non rendendo vani i tanti sforzi e i sogni fatti tra quei terreni, capannoni e casolari. Mi porterò dentro l’affetto che ho trovato tra la famiglia Curcio. Paolo e Nella sono stati dei nonni che mi hanno guidato nel loro mondo. Salvatore, con la sua pacatezza e disponibilità, mi ha comunicato tanto con i suoi sguardi.

Di Maria mi ha colpito la sua instancabile cura nei confronti dei genitori. Francesca, Paolo e Antonio, i più piccoli, chissà cosa hanno pensato quando mi vedevano arrivare in campagna ad “invadere” i loro spazi e i loro momenti spensierati. Ma mi ha fatto piacere vederli crescere e ho avuto la fortuna di poterlo fare dietro la macchina fotografica. Mi porterò dentro anche la vicinanza delle persone che hanno conosciuto il progetto e che l’hanno sostenuto.

Molti mi hanno dato fiducia a scatola chiusa, semplicemente perchè amici. Altri hanno avuto modo di conoscere “Grano – straordinaria normalità” e hanno deciso di sostenere il progetto acquistando la copia del libro prima ancora di andare in stampa.
Una delle parti belle di questo viaggio è sicuramente essere riusciti a porre l’attenzione o la curiosità su tanti temi come la campagna, il boom economico, le crisi dei prezzi del latte e del grano, l’abbandono dei terreni.

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