Una Marea per la Sicilia. Intervista ad Antonio Perdichizzi

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 24 Giugno 2025

Sul sito della Fondazione Marea appare in apertura uno slogan che racchiude lo sguardo con cui Antonio Perdichizzi e tante altre persone hanno rivolto alla nostra isola. “Sicilia, futuro possibile“. È difficile stare dietro ad Antonio, da più di dieci anni impegnato in mille progetti e attività, come Isola che definire un co-working è riduttivo. Uno spazio di relazione nel cuore di Catania, in una ala del prestigioso Palazzo Biscari dove succedono tante cose, spesso diversissime tra loro.

Tra queste cose c’è appunto la Fondazione Marea, un progetto ambizioso in cui crediamo e che ci siamo voluti far raccontare in prima persona: “Le persone – ci racconta – vanno via, l’hanno sempre fatto e oggi lo fanno ancora di più. Chiamarla fuga dei cervelli è molto riduttivo. Si tratta dello spopolamento del mezzogiorno. Nel caso della Sicilia, di una vera e propria diaspora. Marea è la fondazione dei siciliani, per i siciliani. L’obiettivo è quello di trasformare la diaspora siciliana in comunità. Il nostro approccio a questo tema è radicalmente diverso: si può essere utili alla Sicilia, ovunque ci si trovi, grazie alle competenze, alle reti, e alle proprie risorse, anche economiche.

Quando nasce Fondazione Marea?

Ho studiato e approfondito questo tema negli ultimi anni. Dopo l’avvio di Isola come Impresa Sociale, mi sono reso conto che era troppo grande il problema per poter essere affrontato da una piccola organizzazione locale come Isola. Allora ho iniziato a confrontarmi con le persone più vicine. Ad agosto 2023 ne ho parlato agli amici Andrea Bartoli e Florinda Saieva di Farm Cultural Park e il loro incoraggiamento mi ha fatto andare avanti con più decisione. Il 2 Novembre del 2023, mi sono fatto un regalo per il mio compleanno e ho fatto la prima donazione da 1.000€ per la costituenda fondazione. Non sapevo ancora che avremmo chiamato Pionieri i nostri sostenitori, e così divenni, inconsapevolmente, il primo Pioniere.

Qual è il suo scopo, qual è la visione? 

Sogniamo una Sicilia in cui avere l’opportunità di restare, tornare, approdare. Questo vuol dire che andare via deve essere una scelta, non un obbligo. E che grazie a più opportunità economiche, lavorative e sociali, si possa restare o scegliere la Sicilia, non come seconda opzione, ma come il miglior posto dove vivere. Connettendo tutte le persone che sono fuori a tutte quelle che sono rimaste e che vogliono cambiare le cose, possiamo creare qualcosa di straordinario.

Parliamo dei 423 pioneri. Come li hai scovati, come loro hanno scovato Marea. Hai macinato chilometri, attraversato oceani e parlato per ore.

All’inizio pensavo di dirlo solo alle persone che ho conosciuto in tutti questi anni, di usare la mia rubrica del telefono, il mio network. Fino all’estate è andata così, tra i primi pionieri ricordo l’impatto emotivo fortissimo del sì che mi ha detto Annalisa Spadola di Moak, oggi nostra consigliera di amministrazione, e la sua introduzione a una persona che conoscevo solo di fama. Mi ha incontrato subito, mi ha ascoltato, mi ha incantato con la storia della sua azienda. E mi ha detto immediatamente si. Parlo di Pierpaolo Ruta. Sono grato a entrambi, in quei giorni di fine luglio la loro convinta e generosa adesione mi ha dato una enorme forza. In estate avevamo una manciata di pionieri.

A settembre, Carmelo Traina, che guida la comunicazione, mi ha suggerito una strada diversa. Diciamolo a tutti, usciamo sul web, altrimenti sembrerà una cosa di pochi, elitaria. Io ero terrorizzato da questa cosa, non avevamo niente, nè un sito, nè documenti approfonditi, processi o altro. Ma ho avuto fiducia e lui aveva ragione. Ho fatto un post, con una domanda: “Cosa potrebbe accadere se le persone che vivono fuori, che hanno scelto di restare o tornare, che portano la #sicilia nel cuore, unissero le forze e diventassero comunità

Abbiamo usato l’immagine della grande onda di Kanagawa, che ha invaso le bacheche social di migliaia di siciliani.

Hanno risposto in centinaia e abbiamo fatto con tutti una call o un incontro. Poi abbiamo pensato di organizzare un tour e siamo andati a cercarli in giro per tutta la Sicilia ma anche a Roma, Milano, Bruxelles, Londra e New York. Abbiamo parlato loro, uno ad uno, a più di 650 persone. In 423, al 18 dicembre, avevano aderito e fatto la loro donazione. E così è nata, nella giornata internazionale del migrante, la nostra Fondazione.

Arriviamo ai giorni nostri, il primo passo operativo di Marea è Onda, ovvero “Un programma di tre mesi per fare della tua idea un’impresa sociale”

L’idea è semplice. La fondazione potrebbe fare mille cose che sono utili per la Sicilia, ma abbiamo scelto quella che secondo noi è più urgente e più potente. Crediamo nel potere trasformativo dell’impresa, nella sua capacità di mettere radici e costruire valore. E siamo consapevoli che nuovi modelli stanno nascendo e sono ideali per creare impatto sociale. Parlo delle imprese sociali, ancora troppo poco conosciute ma di cui vogliamo riempire la Sicilia, costruendo un vero e proprio ecosistema.

Quali sono i requisiti di massima per partecipare e che tempistiche ci sono?

Chiunque abbia un’idea che può cambiare la Sicilia e sia in un team di almeno due persone. Nient’altro. Call aperta dal 15 maggio al 15 settembre, per dare modo anche a tutti quelli che tornano sol per le vacanze di poter conoscere e partecipare. Abbiamo anche un programma di incontri per presentare Onda, saremo a Catania il 30 giugno, l’1 luglio a Londra e poi Caltanissetta, Agrigento, Palermo, Bruxelles, Trapani…

Guardiamo avanti, cosa c’è nel futuro di Marea, magari in quello prossimo ovvero nel 2026?

Far nascere le prime imprese sociali, aiutarle a crescere e aumentare il nostro impatto. Nel 2026 vorremmo avere migliaia di pionieri e decine di imprenditori sociali che lo sono diventati grazie a noi. Questo creerà posti di lavoro, valore e soprattutto cura: di un pezzo di terra, di un immobile, di un pezzo di città. E’ quello di cui la nostra Sicilia ha bisogno.

Infine vorrei chiudere chiedendoti di raccontarci il team di Marea

Questa è stata la chiave del successo della capital campaign (la prima campagna di raccolta fondi) e in generale del progetto. Di Carmelo ho già detto, ma sono con noi anche Francesca DeMarco, italo-americana con una enorme esperienza internazionale in fundraising, Elena Militello, ricercatrice e mamma del South Working, che vive tra la Sicilia e New York e ci aiuta a presidiare il meglio di questi due mondi e poi tanto aiuto dal team di Isola, soprattutto da Chiara Crisci, rientrata dalla spagna ed eccezionale project manager. Avere un team di altissimo livello e che si occupa professionalmente della Fondazione è alla base di ogni nostro successo.

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