Storia della cioccolateria più antica di Sicilia

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 19 Giugno 2017

La dolceria Bonajuto. Storia della cioccolateria più antica d’Italia” è il libro che, scritto da Giovanni Criscione ed edito da Kalós edizioni d’arte, racconta la storia dell’impresa (ed inevitabilmente della famiglia) Bonajuto-Ruta. Un affresco fatto di documenti e testimonianze che collocano in uno scenario lungo oltre due secoli le attività commerciali sviluppate, i protagonisti di tali attività e le vicende ad esse legate. Il libro testimonia anche la vivacità di una zona della Sicilia, la contea di Modica, spesso lontano dai riflettori.

Particolare del testamento di Francesco Ignazio Bonajuto in cui si cita il “fattojo del cioccolatte” (1854)

Il libro vede la prefazione di Giuseppe Barone, professore ordinario di Storia contemporanea all’università di Catania, un saggio di Marcella Smocovich sul rapporto tra Sciascia e il cioccolato di Modica e la cura degli alberi genealogici di Marco Blanco.

Giovanni Criscione, l’autore del libro, è uno storico e un giornalista. Come storico, si è dedicato a momenti e figure del Novecento. Il suo ultimo saggio, pubblicato da Donzelli in un volume su Siracusa, ricostruisce la storia del turismo e del commercio nella città aretusea dal 1946 agli anni Novanta. Come giornalista, dopo l’esperienza nelle redazioni dei quotidiani La Sicilia e Giornale di Sicilia, nel 2007 ha fondato Inpress, una società che opera nel campo degli uffici stampa e della comunicazione d’impresa. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul libro.

Quanto tempo è durata la lavorazione del libro?
“Il libro ha richiesto circa due anni di lavorazione, dal 2010 al 2012. Poi c’è voluto un anno intero per definire assieme all’editore un progetto grafico “calzante”. Il volume ha visto la luce negli ultimi mesi del 2013 ed è stato presentato nei primi giorni di gennaio 2014”.

Foto di Famiglia, anni 40. Al centro Carmela di Martino vedova Bonajuto, a sinistra la figlia Rosa, a destra il genero Carmelo Ruta

Il libro ricostruisce la storia della famiglia Bonajuto-Ruta attraverso numerosi documenti storici. Quali sono state le principali fonti e quali le difficoltà nel reperirle?
Per un libro del genere, il primo sull’argomento, la mole e la varietà delle fonti consultate sono state davvero notevoli. Dai documenti rinvenuti negli archivi parrocchiali di Modica, Siracusa, Caltagirone e dai registri storici dello Stato civile di Modica abbiamo ricavato le notizie genealogiche sulla famiglia Bonajuto-Ruta. Gli archivi notarili (sia il fondo Notai depositato presso l’Archivio di Stato di Modica, sia il recente Archivio mandamentale) hanno restituito le informazioni sullo stato economico e patrimoniale della famiglia dalla fine del Settecento al secondo dopoguerra: i contratti matrimoniali, le compravendite di case e terreni, i testamenti, gli inventari e i passaggi dell’attività. Attraverso le carte dell’Archivio di Stato di Modica e, in parte, di Siracusa è stato possibile ricostruire il contesto storico, l’economia della neve, le statistiche sull’importazione di fave di cacao e gli elenchi dei caffettieri e cioccolattieri locali. Nel caso di Francesco Bonajuto, trattandosi di un antifascista schedato, ho potuto consultare il fascicolo custodito nel Casellario politico dell’Archivio centrale dello Stato a Roma.

Utili si sono rivelati anche i giornali dell’epoca e naturalmente l’archivio della famiglia Bonajuto-Ruta, costituito da pochissimi ma preziosi materiali: foto di famiglia, documenti contabili, cartoline e oggetti materiali come la medaglia d’oro per l’esposizione di Roma del 1911 e i tre metate tramandati di padre in figlio. Le difficoltà principali sono state legate alla mancanza di un archivio più ampio dell’azienda e all’impossibilità di accedere ai documenti storici della Camera di Commercio.

L’archivio camerale era chiuso per mancanza di personale. Può sembrare paradossale, ma un documento fondamentale che non abbiamo potuto consultare è stato proprio il fascicolo storico dell’impresa. Per il resto, chi fa questo lavoro, purtroppo, è abituato a confrontarsi ogni giorno con i disagi e le carenze degli archivi pubblici. Questi preziosi giacimenti culturali versano in condizioni penose a causa dei tagli ai finanziamenti imposti negli ultimi anni.

 

Roma, 1911 – Gran Premio e Medaglia D’oro sign. Francesco Bonajuto – Modica – Fabbrica di Cioccolato

Nel libro viene ben raccontato il ruolo, nei vari periodi, che la famiglia Bonajuto-Ruta ha avuto in città: potrebbe sintetizzarlo qui con parole sue?
La famiglia Bonajuto giunse da Siracusa a Modica sul finire del Settecento. La loro fu una mobilità sociale discendente. Vincenzo Bonajuto, il primo che mise salde radici a Modica, era notaio della locale Contessa. Dunque apparteneva all’alta borghesia delle libere professioni. I figli, anche a causa della sua prematura scomparsa, scivolarono nella scala sociale verso la piccola borghesia. Alcuni presero i voti, altri la via del commercio. È da questi che nacque l’avventura imprenditoriale. Prima con Francesco Ignazio che avviò un’attività di compravendita della neve, poi con Federico che gestì una caffetteria, quindi con Francesco che si specializzò nella lavorazione del cacao. Con lui, attraverso un’adozione e un matrimonio, l’impresa passò a Carmelo Ruta, ex apprendista di bottega, che traghettò l’azienda nel secondo dopoguerra. Nel 1992 l’ha rilevata il figlio Franco, cui va il merito di aver fatto conoscere il cioccolato di Modica a livello internazionale. In sintesi, la famiglia Bonajuto-Ruta nel corso di due secoli di storia ha avuto un ruolo di custode dei sapori e delle ricette della tradizione dolciaria arabo-spagnola-siciliana ma anche una funzione propulsiva nell’economia cittadina, soprattutto con Franco che ha saputo valorizzare quel patrimonio di saperi e di sapori. La sua opera è all’origine del cosiddetto distretto del cioccolato modicano e del relativo indotto.

 In sintesi, la famiglia Bonajuto-Ruta nel corso di due secoli di storia ha avuto un ruolo di custode dei sapori e delle ricette della tradizione dolciaria arabo-spagnola-siciliana ma anche una funzione propulsiva nell’economia cittadina.

Francesco Bonajuto (Anni 20)

Nel libro lei definisce Francesco Bonajuto (1861-1932) “la figura più interessante poliedrica della dinastia dei cioccolatieri e dolciari modicani”: se potesse fargli una domanda cosa gli chiederebbe?
Francesco Bonajuto è stato un imprenditore sui generis per la sua consonanza agli ideali anarchici in gioventù e socialisti nella maturità. Gli chiederei i dettagli della sua avventura politica nei primi anni Venti, l’elezione a consigliere provinciale (allora la provincia era quella di Siracusa) e le successive dimissioni estorte con la forza dai fascisti.

A un caffettiere suo collega di partito nonché assessore comunale gli squadristi devastarono il locale e Francesco dovette temere per la propria vita, se si spinse nel 1923 a fare testamento. Purtroppo, gli incendi alle sedi dei partiti, le violenze, la distruzione dei documenti hanno cancellato la memoria di quell’esperienza politica e di quelle vicende.

Infine un ricordo che la lega particolarmente a Franco Ruta.
Franco Ruta aveva un intuito straordinario. La sua cultura e la capacità di leggere il futuro erano sorprendenti. Ricordo che nel 2009-2010 ho girato mezza Sicilia proponendo la monografia d’impresa a varie aziende. Trattandosi di un prodotto nuovo, di cui non esisteva un precedente, l’impresa era disperata. Alcuni imprenditori volevano vedere un prototipo, perché non si rendevano conto di cosa parlassi. Altri mi ascoltavano distrattamente e quando nominavo la ricerca storica, gli archivi e i libri, cominciavano a sbadigliare. Poi, da ultimo, lo proposi a Franco Ruta. L’idea gli piacque subito. Chiudemmo l’accordo nel giro di due minuti. Oltre l’operazione culturale che sicuramente lo affascinava, vide con lucidità quei vantaggi d’immagine, comunicazione e diffusione del marchio che sfuggivano agli altri. I fatti gli hanno dato ragione. Al di là del valore culturale, il libro ha rappresentato un successo in termini di marketing. Dieci presentazioni in un anno, alcune in contesti prestigiosi – il Salone internazionale del Libro di Torino, il Food & Book festival di Montecatini Terme, il festival A tutto volume di Ragusa; un premio di saggistica assegnato dall’Osservatorio Monografie d’impresa di Verona; una visibilità costituita da centinaia di articoli, recensioni, menzioni sulle pagine nazionali di quotidiani – Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24 ore – riviste di settore e siti web; una vendita notevole, che ha portato il libro a esaurirsi nel giro di due anni. Tutto ciò rappresenta l’attivo di un’operazione di marketing che ha portato il nome dell’azienda in tutta Italia, sulle pagine dei giornali nazionali e negli scaffali delle librerie di migliaia di consumatori, sempre e comunque in contesti nuovi e di alta cultura. Ma tutto questo Franco lo aveva previsto con largo anticipo. E gli erano bastati due minuti per capirlo.

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