Alessandro Grassani. Migranti Ambientali, l’ultima illusione

Scritto da Rocco Rossitto ,
il 03 Dicembre 2019

Profughi, rifugiati o migranti ambientali. Non hanno un vero nome e per il diritto internazionale nemmeno uno status. Sembrano invisibili eppure nel 2050, a seconda delle previsioni delle diverse organizzazioni internazionali, saranno tra i 200 milioni/1miliardo. Inseguendo la speranza di un futuro migliore nelle città, si trovano spesso davanti alla loro ‘ultima illusione’. Li ho incontrati e raccontati in Bangladesh, Mongolia, Kenya e Haiti.

Dal 15 dicembre al 6 gennaio, con inaugurazione il 14 dicembre alle 18, il lavoro del fotografo Alessandro Grassani “Migranti Ambientali, l’ultima illusione” sarà visitabile all’Ex Convento del Carmine in piazza Matteotti a Modica. La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato dalle 16 alle 20, la domenica anche dalle 10 alle 13. Il costo d’ingresso è di 2 euro, gratuito per le scuole.

Queste le note che accompagnano il lavoro di Alessandro Grassani (classe 1977) che nella sua carriera ha raccontato grandi eventi internazionali come i funerali di Yasser Arafat, lo sgombero dei Coloni israeliani dalla Striscia di Gaza, il terremoto che distrusse la città di Bam in Iran, l’operazione militare israeliana “Summer Rain”:

Il 2008 ha segnato il punto di non ritorno: per la prima volta nella storia dell’uomo c’è più gente che vive nelle città che nelle campagne. Le metropoli crescono sempre più per l’arrivo dei migranti ambientali, costretti a fuggire dalle zone colpite dai cambiamenti climatici e destinati a diventare – nel giro di pochi decenni – la nuova emergenza umanitaria del pianeta.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 la Terra dovrà affrontare il trauma rappresentato da 200milioni di migranti ambientali; tutte persone che al momento non “approderanno” nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, i cosiddetti slums, già sovraffollati e spesso poverissimi. Disastrose sono e saranno le conseguenze dal punto di vista sociale, economico e ambientale per il nostro pianeta.

Oggi, il 90% di questa migrazione avviene proprio nei Paesi meno sviluppati, che sono i più colpiti dai cambiamenti climatici e dal fenomeno della migrazione ambientale rurale-urbana.
Il titolo del progetto “l’ultima illusione” si riferisce alla speranza dei migranti ambientali di trovare una vita migliore nelle città; tuttavia, una volta arrivati nelle baraccopoli – a causa della mancanza di risorse, competenze e di opportunità – il loro sogno di un futuro migliore si trasforma nella loro ultima illusione.

“Migranti ambientali: l’ultima illusione” include quattro capitoli: Ulan Bator-Mongolia, Dhaka-Bangladesh, Nairobi-Kenya e Port au Prince-Haiti.

La scelta di questi luoghi è stata dettata dalla volontà di rappresentare le diverse tipologie di cambiamenti climatici che, a livello globale, influenzano il fenomeno delle migrazioni ambientali: dall’estremo freddo della Mongolia, al processo di desertificazione in Kenya, passando per inondazioni, cicloni e innalzamento del livello del mare in Bangladesh e Haiti.

 

La mostra è organizzata da Condominio Fotografico con il nostro contributo e con quello di Rappa Enoteca, Convivio, Farmabarocco, con la collaborazione di Casa Talia ed Expo Green, con il patrocinio del Comune di Modica e la partnership culturale con Pulito è più bello.

 

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