Alessandro Nigro. Bianco e nero.

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 17 Ottobre 2019

Nel nostro profilo Instagram abbiamo deciso, da tempo, di raccontare Modica e la nostra Sicilia. Per farlo al meglio abbiamo aperto lo sguardo cercando tra hashtag e location per proporre delle “cartoline di Sicilia” che potessero fermare il tempo. Di recente ci siamo imbattuti nel profilo Instagram di Alessandro Nigro, trovando nei sui scatti un piglio narrativo notevole e un occhio per  prospettive interessanti. Così abbiamo deciso di approfondire rivolgendogli qualche domanda e proponendo una selezione di sue fotografie.

Nella bio di Instagram scrivi: “Sicilian Architect, Designer and Photographer con quello che capita e iPhone”. Raccontaci qualcosa di più…
Vivo e lavoro a Ispica in provincia di Ragusa, ma mi sono formato a Palermo dove per diversi anni ho portato avanti svariate ricerche sull’architettura e il design ecosostenibile collaborando con la facoltà di Architettura e il dipartimento di Design.

“Photographer con quello che capita e iPhone”, cioè? 
In passato ho utilizzato delle macchine analogiche come delle reflex Canon, una Rolleiflex 6×6 e la Rolley 35. Il mio corredo fotografico digitale, invece, si è diviso fra delle bridge Nikon, Reflex Sony e ultimamente Canon, ma l’avvento degli smartphone ha cambiato sensibilmente le mie abitudini per via della comodità di trasporto e le dimensioni. L’utilizzo dello smartphone ha anche il pregio che essendo un oggetto diventato di uso comune, risulta meno visibile rispetto una tradizionale macchina fotografica e questo apre delle possibilità in più.

Un architetto ha sicuramente uno sguardo sulle forme “diverso”, ma perché hai deciso di “abbandonare” il colore scegliendo solo il b/n
In verità non ho mai abbandonato il colore, ma mi sono accorto che le immagini a colori sono quelle che più soffrono nella loro rappresentazione digitale. A seconda dello schermo e del processore che elabora la foto, uno stesso colore lo vedi sempre diverso e questo è qualcosa che difficilmente puoi controllare se non con la stampa. Per il b/n le variabili sono apparentemente meno e quindi sopratutto per alcuni socialnetwork preferisco pubblicare solo il lavoro in b/n. Poi, come avviene per chiunque, ci sono scene che vedi o progetti in b/n e altre che sono fatte per esprimersi con i colori; per esempio in architettura, le forme nello spazio o una tessitura di alcuni materiali, raccontano cose assolutamente differenti a seconda se usi il colore o il b/n.

Immagino che scatti più foto rispetto al numero di quelle pubblicate su Instagram: quando uno tuo scatto “merita” la pubblicazione?
Sicuramente la foto digitale ha determinato un diverso approccio alla fotografia, compreso la quantità di scatti infinita che in passato ci si poteva solo sognare. A volte si hanno molteplici scatti della stessa scena e quindi puoi scegliere e a volte hai un solo scatto e va già bene. Dipende anche dai soggetti: fotografare l’architettura ti permette dei tempi che con la fotografia di strada non sempre puoi avere. Per quanto riguarda “la scelta” di cosa pubblicare e cosa non pubblicare, il discorso diventa complesso. E’ un po’ come una chiave che apre la porta di una narrazione.

Un fotografo che ti ispira (del presente o del passato) e un account instagram che segui con interesse
I fotografi del passato sono parte della mia memoria di bambino in quanto passavo il tempo a sfogliare libri e riviste di fotografia nella attesa che mio padre con un suo amico uscissero dalla camera oscura. Ricordo gli sguardi descritti da Cartier Bresson, Scianna, Berengo Gardin, Erwitt, Friedlander. Oggi mi incuriosiscono tanti fotografi e sopratutto quelli che fanno una ricerca diversa dalla mia. Il digitale e i socialnetwork hanno aperto infiniti mondi che vale sempre la pena conoscere. Su instagram seguo vari fotografi tra i quali apprezzo Efrem Raimondi, Shobba Battaglia, Giovanni Gastel, Bruce Gilden, James Nachtwey.

 

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