Meo Fusciuni, aromatario

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 17 Febbraio 2020

“Non ho mai pensato che avrei fatto questo lavoro, ma in ognuno dei miei progetti quello che conta non è il traguardo, ma le idee e i sogni lungo la strada; per me prima viene il viaggio, l’esperienza di vita, poi la creazione del profumo o di qualsiasi altra espressione umana; saranno l’umiltà e la ricerca che segneranno passo dopo passo il mio cammino”.

Nato il 24 maggio del 1977 a Mazara del Vallo, sulla costa occidentale di una Sicilia conquistata proprio nei dintorni della sua casa natale dagli Arabi nell’827, Giuseppe Imprezzabile in arte Meo Fusciuni è un “aromatario”, ovvero un creatore di profumi, che solo profumi, in realtà non sono.

Trascorre la sua giovinezza nella campagna siciliana, sulle coste dove tutti i suoi parenti, pescatori e navigatori da generazioni vivono tutt’ora. Il primo passaggio della sua vita è stato l’esodo nel nord Italia, dove nella provincia piacentina non solo raccoglie i suoi primi frutti di studio e consegue il diploma superiore in Chimica Industriale, ma qui alimenta di continuo quello che poi sarà il suo terreno fertile, la letteratura e l’isolamento dagli altri, tecnico e schivo esistenzialista. Qui, tra i boschi della Val Trebbia nascono i suoi primi grandi amori, la musica ambient, che porterà Giuseppe Imprezzabile a fondare il collettivo Nenia, espressione sonora ancora unica nel panorama dell’avanguardia ambient e il rapporto intimo e viscerale con la natura, il confine sottile tra silenzio e luce.

Un nuovo passaggio porterà un cambiamento fondamentale nel suo cammino, l’iscrizione nella Facoltà di Farmacia di Parma e il conseguimento nel 2002 della Laurea in Tecniche Erboristiche con una personale attitudine per l’etnobotanica, le radici ritornano, sempre. In questi anni di ricerca fondamentale la collaborazione con la rivista PhytoNews, dove gli viene affidata una rubrica dove raccoglierà i suoi reportage in campo, svolti nel terriotorio marocchino, qui si mescolano la grande passione per la botanica e per l’antropologia. Un capitolo fondamentale per Meo sono stati i cinque anni di lavoro con la compagnia Lenz Rifrazioni di Parma, svolti negli anni post universitari, la ricerca teatrale gli ha fatto conoscere i suoi veri maestri di vita, Rilke e Holderlin, che verranno poi celebrati nel primo capitolo del ciclo della poesia con Notturno; che segna, nel 2012 anche l’importante incontro con Federica Castellani, oggi compagna di vita e direttore artistico e marketing del progetto Meo Fusciuni.

L’interesse per l’aromaterapia, iniziato fin dall’università e il forte legame con la scuola di Valnet, lo avvicinano, quasi per caso al mondo dei profumi, un autodidatta catapultato in un sogno. Nel 2010 nasce così il progetto Meo Fusciuni, l’aromatario, come piace definirsi, dal nome del padre e dal soprannome del nonno, il tutto nasce a Istanbul, come un rito di passaggio, l’ennesimo della sua vita, a cui succederanno Shukran, Ciavuru d’Amuri (Trilogia di Viaggio), Notturno e Luce (Ciclo della poesia), Narcotico, Odor 93 e L’oblìo (Trilogia della Mistica), Little song e Spirito (Ciclo della Metamorfosi).

Dove vivi adesso e in quale altra città ti senti “a casa”.

Se vuoi il destino o una serie di accadimenti mi hanno portato oggi a vivere a Salsomaggiore Terme, una piccola cittadina termale che io definisco fuori dal tempo, in cui riesco a lavorare con serenità e senza distrazioni. L’Emilia Romagna è una regione che mi ha accolto molto bene, fin dall’adolescenza, qui ho trovato una buona soluzione di vita, un bellissimo legame ed equilibrio tra uomo e natura. Ho avuto la fortuna di vivere in collina e poter vivere appieno la natura dei boschi e dei fiumi, luoghi dello spirito e della ricerca.

Ho attraversato tante fasi nella mia vita e tanti sono stati i luoghi che ho sentito come seconda casa, adesso il mio cuore è in Asia, tutta, le sue sfumature, le sue innumerevoli culture mi affascinano a tal punto da sentirle mie da sempre. Sono il luogo in questo momento ideale per catturare ispirazioni e nuove sensazioni.

Parliamo del tuo lavoro. Sei un “aromatario”?

La parola “aromatario” in realtà l’ho presa in prestito da un libro di Vincenzo Consolo, scrittore siciliano che ho amato e che ancora ne rileggo dei passaggi. Raccontava i vecchi speziali di una volta, coloro che custodivano i saperi erboristici e non solo, raccontavano e consigliavano il corretto uso di spezie e piante officinali. Io sono un erborista, e quando ho scoperto questo termine ho deciso che avrebbe descritto appieno il mio cammino, anche se la mia definizione corretta oggi è naso o profumerie. Questo termine per definire gli erboristi di un tempo mi tiene legato alla mia terra e alle mie radici.

Come nasce un profumo?

Un profumo oggi si fa mescolando sapienti tradizioni ed eccezionali materie prime con tanta conoscenza scientifica e tecnica. Il processo per un brand di nicchia come siamo noi è lungo e complesso. Oggi le regolamentazioni che stanno dietro alla produzione di un profumo sono molteplici e necessitano di tantissime attenzioni, sia da un profilo tecnico che legislativo, ma questo aspetto per fortuna è un lato dell’intero lavoro che entra in gioco dopo che la formula è stata chiusa e la poetica del nostro lavoro ha avuto libero sfogo.
Il mio lavoro di creazione non nasce mai dal sentire una materia prima ma dall’aspetto poetico della ricerca interiore che può scaturire da una poesia scritta o dal vissuto di un viaggio. A quel punto, quando la scintilla scatta e tutta la poetica del lavoro è definita, allora inizia il lavoro di ricerca della materia prima e poi la ricerca della formula che meglio racconta un nostro nuovo capitolo, goccia dopo goccia.

Questo aspetto nasce e vive nel nostro atelier, nella mia completa solitudine. Solo quando il lavoro creato è finito, allora, si passa nei laboratori specializzati. Questo metodo, dura per noi da dieci anni. Ti porto qui l’esempio di Ciavuru d’amuri, la 3# nota di viaggio di una trilogia che racconta tre viaggi, il primo a Istanbul, il secondo in Marocco e il terzo, appunto, nella mia Sicilia. Ciavuru d’amuri parla della mia infanzia, degli odori e dei profumi che hanno segnato i miei primi anni in Sicilia; nei miei diari scrivevo del profumo del Fico nel giardino della mia nonna materna, le sue note verdi al primo caldo del mattino, di quelle giornate estive, passate nella sua casa, ricordo i pergolati di gelsomino e il profumo dell’incenso, che rivestiva le vesti di mia madre, uscivamo dalla chiesa, per la processione di San Vito. Il profumo diventa esperienza di vita, riflessione olfattiva. Tutto questo lavoro che per noi occupa per ogni profumo il tempo di un anno, viene fatto in parallelo da me e Federica Castellani, l’altra metà del progetto Meo Fusciuni, colei che ne disegna l’estetica, ne segue l’aspetto amministrativo e comunicativo. Ad oggi la nostra collezione conta dieci capitoli: viaggio, poesia, mistica e metamorfosi.

La Sicilia che cosa rappresenta per te, quale parte conosci meglio e quale vorresti scoprire ancor di più

La Sicilia racconta le mie radici e una parte importante della mia storia, la Sicilia è nel nome del nostro progetto e porta con se la storia della mia famiglia. Nel mio cuore la Sicilia è un’inesauribile fonte di contrasti, tra amore e turbamenti, tra ricordi e memorie scomparse, tradizioni che ancora vivo nel mio quotidiano e promesse per il mio futuro. Potrei dire che è il futuro, ma la vita è troppo strana e piena di sorprese.

Come immagini te e il tuo lavoro tra 10 anni

Saremo nella nostra casa atelier in Sicilia, in quale parte d’essa non ti saprei dire; racconteremo il nostro cammino, ne rivivremo i passaggi importanti e soprattutto se ancora ne sentiremo il bisogno, proveremo a raccontare attraverso le nostre memorie olfattive il nostro viaggio in questa vita. Niente male come visione del futuro.

Il cioccolato: hai un ricordo legato al cioccolato e parlando del nostro hai un gusto preferito?

Sul cioccolato ho tanti ricordi legati alla mia infanzia, momenti speciali che segnavano rituali importanti della mia famiglia, come il vassoio di dolci che dopo la messa passavamo a comprare io e mio padre in una pasticceria di Mazara del Vallo. Poi è arrivato il distacco e l’età dei viaggi, ricordo Vienna e la sua tradizione del cioccolato, amo quella città. Poi un giorno in occasione di una collaborazione con Averna incontro Pierpaolo Ruta, è stato come tornare indietro nel tempo e rinnamorarmi del mio passato e dei miei ricordi “dolci”. Ho un amore immenso per il cioccolato e del vostro lavoro amo la sperimentazione, naturalmente il vostro lavoro di unione del cioccolato con le spezie lo amo moltissimo, ma sono anche legato alle vostre forme di cioccolato più tradizionale.

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