Modica e la città nascosta di Federico Cannata

Scritto da Rocco Rossitto,
il 21 agosto 2017

Federico Cannata ha 28 anni, è modicano, ha una laurea all’accademia di Belle Arti di Catania in Graphic Design – Comunicazione d’Impresa e successivamente una in Graphic Design – Editoria alle spalle. Numerose le collaborazioni che si muovono tra arte, editoria, moda. Vive a Modica, ma per lavoro si muove soprattutto su Milano. Con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere per farci raccontare il suo ultimo lavoro, durato 5 anni, dal titolo La città nascosta dove racconta una Modica poco visibile e poco visitata.

Il primo visitatore è proprio l’osservatore, è lui il primo abitante, la prima forma di vita ad essere presente.

La città nascosta delle tue foto è anche una Modica desolata, oltre che nascosta, senza persone che la popolino: scelta o necessità?

Guadando questi scatti una delle prime cose che si nota è proprio l’assenza della vita umana. Immaginate per un attimo che questa città sia un’isola sconosciuta che sta per essere scoperta da viaggiatori venuti da paesi lontani. La scelta di non rappresentare la città insieme all’uomo parte della volontà di far primeggiare in modo assoluto ed “egocentrico” le architetture che danno identità e valore a questo luogo. Immaginate di essere voi stessi (che state leggendo questa intervista) i primi esploratori ad arrivare in questo lembo di terra e con gli occhi curiosi propri di chi esplora si meraviglia, si stupisce, si interroga e assapora dei dettagli dimenticati. Questi primi esploratori rimangono esterrefatti da una estetica che spiazza, perché la vera bellezza arriva agli occhi e all’anima per evolverli.
 Comprendiamo che questa città infatti regala un’armonia progettata per essere vissuta dall’uomo. Quindi paradossalmente il primo visitatore è proprio l’osservatore, è lui il primo abitante, la prima forma di vita ad essere presente.

Questa città infatti regala un’armonia progettata per essere vissuta dall’uomo

In quale zona della città sei cresciuto e a quale la tua memoria è più legata?

La mia infanzia è stata sempre vissuta in due zone molto differenti della città: Modica Sorda e Modica Alta. Questa fusione di due realtà paradossalmente diverse è ancora molto attuale nella mia vita. Fra queste due grandi zone di Modica si svolge la mia vita, sia quella affettiva e sia quella lavorativa. In entrambi luoghi ho ricordi indelebili, fatti di emozioni e amicizie. Oggi la zona più antica è il luogo ideale per molti miei progetti fotografici di stampo siciliano, come ad esempio La città nascosta. Nei quartieri di Modica Alta trovo quello che stavo cercando, sia per quanto riguarda tematiche e sia per le location sempre molto suggestive e primordiali. È li la vera essenza della città: dai muri delle case ai vecchietti a piazza San Giovanni, pezzi di storia che raccontano storie semplicemente così per come sono.

Dai muri delle case ai vecchietti a piazza San Giovanni, pezzi di storia che raccontano storie semplicemente così per come sono

In età adulta, c’è un punto, una viuzza, una via, una strada, una scalinata, una piazza che rappresenta per te Modica?

A mio parere il luogo che rappresenta al meglio la città di Modica, non solo in Sicilia, è il quartiere di Santa Lucia-Pizzo, quello fatto di case e casette l’une attaccate alle altre, uno scenario architettonico che si ammira quando si ci affaccia dal Belvedere (quartiere d’oriente), quello che di giorno sembra una città raccontata nelle antiche fiabe dell’800 e che di sera di trasforma in un suggestivo presepe a cielo aperto fatto di piccole lucine e stradine che si scrutano anche da lontano.
 Questo quartiere, fra i più antichi, l’ho voluto rinominare lo “Skyline di Modica”, paragonato a quello di New York o a Tokyo, perché dà identità alla città. Il nostro “Skyline” racconta benissimo anche la storia passata di questo luogo, storia fatta da varie dominazioni che hanno donato un valore artistico e culturale a questo popolo: oggi vediamo quel paesaggio così ricco di stili architettonici e stratificazioni culturali che ci invitano a guardare oltre noi stessi.

Una città raccontata nelle antiche fiabe dell’800 e che di sera di trasforma in un suggestivo presepe a cielo aperto

Alterni nei tuoi lavori il colore al bianco e nero, come mai hai scelto per questo lavoro di usare il banco e nero?

In questa serie di scatti la scelta del b/n era necessaria e dovuta. Il colore racconta altre storie, destabilizza, invece il bianco e nero ci aiuta a fare sintesi, permette ai nostri occhi di concentrarsi sui volumi, sulle linee, sulle ombre che si stagliano violentemente su scalinate e facciate. La presenza del monocromatico quindi è fondamentale per celebrare la straordinarietà di queste vedute. Inoltre qui il bianco e nero è usato in modo grafico, con dei segni netti e decisi, poche sfumature e molte zone ricche di un nero profondo… fino a perdersi con gli occhi.

Sulle linee, sulle ombre che si stagliano violentemente su scalinate e facciate

Raccontaci un po’ la produzione di queste foto…

Il concetto base che mi ha spinto ad intraprendere questo progetto è quello di poter raccontare in modo personale la mia città, aggiungendo dei connotati contemporanei, con un taglio sicuramente molto scenografico che non sia però subito riconoscibile. 
Collaborando con diversi magazine internazionali, le varie redazioni mi chiedono dove lavoravo e in quale città d’Italia provengo e appena scrivo Modica mi rispondono con grande ammirazione. La Contea viene vista all’estero come una piccola oasi, ricca di paesaggi incantevoli con uno stile di vita ancora a misura d’uomo. Ho percepito così che il luogo dove sono cresciuto viene apprezzato da chi sta all’esterno e io che ci sono nato non l’ho avevo mai preso in considerazione per un progetto dedicato ad esso. 
La prima foto ad inaugurare “La Citta Nascosta” è stata scattata nell’estate del 2012 e l’ultima ad essere inserita è stata realizzata nel 2017, quasi cinque anni di lavoro e di selezione dei migliori scatti. Un progetto fatto di lunghissime camminate nei mesi fra giugno e agosto, nelle ore più calde della giornata (dalle 12:00 alle 15:00 per intenderci) il tutto scattato rigorosamente in b/n.
 La scelta di fotografare in queste ore molto intense e fisicamente pesanti, compressibile solamente ai siciliani, è dovuta ad una scelta artistica e concettuale. Sono proprio in queste ore in cui il sole è cocente che il paesaggio si tinge di un “lutto metafisico”, i raggi del sole dominano dall’alto la città creando dei giochi di luce-ombra molto violenti, da li poi la presenza di tante zone in ombra. Immagino queste vedute come delle scenografie di un’opera teatrale drammatica, con una luce solare che appare addirittura artificiale tanta la sua forza, montata con maestria. È impensabile per me fotografare questi stessi scenari ad esempio al tramonto o all’alba, non rispecchierebbero il mio modo di fare fotografia.
 Ripensando un po’ a queste foto non ci sono aneddoti particolari accaduti durante la loro realizzazione. Ricordo però i volti delle persone che abitano questi posti, dove i turisti non arrivano, ti vedono inizialmente con occhi curiosi e sospetti, la gente più anziana ti domanda chi fossi e a quale famiglia appartieni, successivamente quando ritorni più volte sempre nello stesso posto, ti riconoscono e si abituano alla tua presenza e ti lasciano fare.

In queste ore in cui il sole è cocente che il paesaggio si tinge di un “lutto metafisico”

Tre fotografi del passato e tre del presente che ti ispirano, o che ti piacciono particolarmente e reputi importanti.

È vero guardo molto i grandi, mi piace conoscere e analizzare i loro lavori. Ma non solo fotografi, da sempre poeti, scrittori, architetti e artisti completano la rosa delle mie ricerche, soprattutto quando devo intraprendere nuovi progetti. Se parliamo di fotografi del passato non posso che citare: Eduard Weston, Richard Avedon, Elliot Erwit. Del presente seguo tantissimo i fotografi di moda, per vocazione e stima: Tim Walker, per le sue foto oniriche, Mustafà Sabbagh, per i suoi neri profondi, Nick Knight, per i suoi strepitosi colori.

Mi piace offrire durante le mie riunioni di lavoro, prima di iniziare, pezzetti di cioccolato modicano fatto in casa da mia madre

Infine una domanda che riguarda più noi che te: qual è il tuo primo ricordo legato al cioccolato?

Il mio ricordo legato al cioccolato è naturalmente riferito a quello di Modica, è stato un amore sbocciato molto recentemente a dire il vero. Il cioccolato made in Modica non mi piaceva tantissimo, fino a quando una mia carissima zia ha iniziato a preparalo a casa, in inverno, regalandolo come dono a tutti i familiari in occasione delle feste di natale. Vi giuro che quel cioccolato era magico, quando ne mangiavi un pezzo entravi letteralmente in un’altra dimensione, difficile da descrivere. Così era diventata una bella tradizione in famiglia, il cioccolato di Modica ci univa. Nel 2014 la zia è scomparsa per un brutto male scoperto fin troppo tardi. Lei era una persona molto lungimirante, infatti non a caso, qualche mese prima della sua scomparsa ha donato tutti i suoi attrezzi per la preparazione del cioccolato a mia madre. Da quel passaggio di testimone mia mamma ha iniziato a preparare in casa piccole praline di pasta amara con finissimo zucchero biologico, che ancora oggi regala come da tradizione a tutta la famiglia, utilizzando unicamente gli attrezzi e formine donati dalla zia.
 Oggi mi piace offrire durante le mie riunioni di lavoro, prima di iniziare, pezzetti di cioccolato modicano fatto in casa da mia madre, non vi dico gli occhi delle persone mentre lo assaggiano, si illuminano di una luce soprannaturale. Io invece ogni volta che ne mangio un po’ rivedo la figura di mia zia, felicissima come non mai, soddisfatta e fiera per quello che aveva preparato.

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