Sygla. Nasce, cresce, scrive.

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto ,
il 30 aprile 2018

Voglio tu sappia che tutte le mie penne sono figlie uniche. Non esiste copia al mondo per nessuna di loro. Potrei dirti il pezzetto di corteccia o di tronco o di ramo da cui le ho tirate fuori.

Così scrive Salvatore Fazzino, l’artigiano “avolese di nascita, ragusano d’adozione” dietro il marchio Sygla. Realizza penne in legno, utilizzando i suoi legni. Pezzi unici che servono ad appuntare pensieri, siglare accordi, fermare ispirazioni. Un progetto, il suo, dal ritmo lento, che parte da lontano, da quando era bambino. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per capire come “nasce, cresce, scrive” una sua penna Sygla.

Prima fase, taglio del ceppo

Da dove nasce l’idea di creare penne artigianali in legno?

La passione per il legno ha origine nella mia giovinezza. Da bambino, infatti, giocavo a fare l’artigiano costruendomi piccoli giocattoli. Già allora vedevo il legno come una materia viva, eterna, elemento base per i miei oggetti. La fusione con la mia seconda passione ha dato il là alla costruzione delle mie prime esche in legno. Un gioco forse ma, erano già belle e utili. Come è già evidente al centro di tutto metto la passione, che accompagna ogni passo e ha fatto sì che facessi il primo. Innanzitutto decisi di acquistare un tornio per poter lavorare in maniera adeguata il legno. Gli attrezzi sono importanti, gli anziani dicono: “I fierri fanu u mastru”. Era il 2010 e, letteralmente spinto dal mio nuovo amico Luca Occhipinti, ho scelto di acquistare un prodotto di grande qualità. Da quel momento le prime torniture e la creazione dei primi oggetti, regalati con grande trasporto alle persone più care. Il secondo passo mi portò la creazione della mia prima penna, un oggetto classico per chi coltiva questa arte. Non mi sfiorava ancora il pensiero di poterle vendere, ma ho pensato subito di uscire dai regali familiari e farne omaggio a medici e farmacisti con i quali avevo rapporti professionali. Ero al servizio di un’azienda farmaceutica ed ho utilizzato le mie prime penne per valutare quello che gli esperti di marketing chiamano “il target potenziale”. Sì, forse in quei momenti, ho iniziato a realizzare veramente di poter trasformare la passione in mestiere. Le espressioni di chi riceveva in dono le mie prime penne testimoniavano diversi gradi di stupore, uno di questi era rivolto all’oggetto realizzato artigianalmente, per di più in legno! “Ma l’hai fatta tu?” mi chiedevano stringendola con le mani.

Foro centrale

E poi?

Nel giorno del mio quarantesimo compleanno ne ho regalata una allo chef Ciccio Sultano. Da lui è partita l’idea di fare un marchio, è stato lui a spronarmi. “Perché non proporla ad un pubblico più vasto?” – mi disse e ancora: “Se non inizi a venderle, l’entusiasmo si esaurirà prima o poi. Sono articoli di pregio e tu hai dei costi di realizzazione da sostenere, dagli il giusto valore”. Sempre su suo consiglio ho contattato Carlo Scribano per l’identità visiva del brand e così è nata Sygla. Inizialmente volevo si chiamasse “Firma”, ma poi abbiamo scelto Sygla che in latino vuol dire appunto firma. Abbiamo inserito una Y che ricorda il profilo degli alberi e creato il claim “Nasce, cresce e scrive”.

Anima Interna

Quando hai venduto la prima penna?

Ho venduto la prima Sygla nel 2015, era primavera. Ho impiegato circa cinque anni per imparare a fare le penne per bene.

Tornio

Come nasce una tua penna e qual è il tuo tratto distintivo?

Solitamente, chi realizza penne in maniera artigianale dapprima compra le parti metalliche della penna, sono simili un po’ per tutti. La maggior parte poi utilizza legni pregiati che in realtà sono legni di scarto di lavorazione. Si va dal falegname, si chiede un pezzo di legno di mogano o altro materiale, si riducono in quadretti e si crea la penna.

Io faccio un lavoro diverso, utilizzo i miei alberi, alberi con i quali sono cresciuto. La mia produzione comincia dalla campagna, prendo la legna che è destinata a bruciare nel forno o nella stufa e la stagiono. Mentre un legno pregiato ha già la speranza di finire nella casa di un nobile io restituisco dignità ad un legno che sarebbe destinato al macero. Invece di bruciarlo lo stagiono. Da bambino mi aveva colpito una lezione di scuola, avevo 8-9 anni, il maestro Sebastiano Caruso (un grandissimo Maestro, classe 1923, sordo ma in gran forma) ci spiegò il primo principio della termodinamica citando Antoine-Laurent de Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Questa cosa colpì quel bambino di 8 anni che andava in campagna col papà che faceva la potatura degli alberi. Io ero addetto alla legna da fuoco, dovevo spostare la legna da sotto le piante al fine poi di bruciarla. Ecco, al termine della lezione chiesi al maestro cosa succedesse alla legna bruciata. Il maestro si limitò a ridere ma la lezione che appresi quel giorno mi colpì e da quel momento iniziai a conservare dei piccoli pezzi di legno, per farci dei giochi o anche solo per salvarli dal fuoco.

Penne da montare

Che legni utilizzi?

Attualmente utilizzo legno di ulivo, carrubo, mandorlo, gelso, limone, “milicucco” ovvero bagolaro dell’Etna e il noce ragusano.

La lucidatura

Raccontaci della fase della stagionatura che credo sia un processo molto importante nella creazione di una tua penna.

Quando viene tagliato un ramo a una pianta esso è vivo ed è pieno di linfa. È umido e per lavorarlo e farlo diventare legno, si deve ridurre l’umidità. L’umidità ideale è del 12/13%, ma certe volte partiamo da circa il 25/30% di umidità e quindi ci vuole del tempo per far asciugare il legno. Questo lavoro lo faccio insieme a Sebastiano “Testaricippu” Roccuzzo con cui condivido la passione per la lavorazione del legno. Con lui sono cresciuto molto nella fase della lavorazione, gli devo tanto. Scegliamo ceppi quanto più grossi possibili e li tagliamo a fette. Abbiamo creato una vera e propria zona di stagionatura dove la legna viene più volte rigirata. Il cambio di posizione evita la curvatura del legno e porta al raggiungimento di una stagionatura ideale. Una stagionatura naturale in un ambiente naturale, al riparo dal sole e ventilato. Una essiccazione lenta che nei casi del noce può durare anche tre anni. Se oggi compri una penna di ulivo probabilmente il legno era di una pianta che è stata tagliata un anno, un anno e mezzo fa. Le tempistiche variano e sono molteplici i fattori che influenzano il processo.

Il montaggio

Cosa accade dopo?
Una volta stagionata la tavola grezza è pronta per essere lavorata al tornio. Viene piallata fino all’ottenimento di uno spessore di circa due centimetri. Ciò che avremo al termine di questo passaggio sono delle stecche di legno con lunghezza variabile e una base 2 cm per 2 cm circa. Le stecche poi si tagliano a pezzi in base alla lunghezza della penna. Dopo il taglio viene praticato il foro centrale al cui interno viene messa l’anima in metallo. Poi si passa la penna al tornio dandole la forma voluta. Tutto viene fatto a mano e proprio per questo non c’è mai una penna uguale all’altra. Ciascuna è un pezzo unico. Quando il tornio è in azione non è possibile scorgere le venature, così, di tanto in tanto arresto la rotazione per capire se sta venendo fuori una venatura particolare e in tal caso mi fermo per mantenerla. Questo è solo un aspetto che può aiutare a far capire la cura di un lavoro svolto tutto a mano. Penna dopo penna.

Sgorbie

Quanti modelli di penne produci?

I modelli sono cinque. La Cygar, la Liolà, la Nyca e la Corrado che sono delle penne a sfera. Ogni penna può essere realizzata con legni diversi, quindi il modello riguarda la forma e le parti metalliche, mentre la tipologia di materiale può essere utilizzata nella realizzazione di tutti i modelli. L’ultima arrivata è una Roller, realizzata anche nella versione stilografica che ho chiamato Milord. Nei prossimi mesi ci saranno 2, forse 3, novità di scrittura e tante nuove idee che bollono in pentola.

Cygar

 

Milord – Ulivo

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