Vista mare

Scritto da Antica Dolceria Bonajuto,
il 04 ottobre 2017

“Nei primi anni 90 decisi di trasformare la mia passione in professione. La mia formazione professionale – ho frequentato degli stage di fotografia commerciale negli USA – è sempre andata parallelamente alla mia ricerca personale. Ho cercato sempre il confronto con altri fotografi , mi sono spinto fino in Francia dove ho avuto l’opportunità di incontrare e di esporre con i grandi della fotografia da Martin Parr a Willy Ronis e a Gianni Berengo Gardin. Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di lavorare per commissione ad un progetto che riguarda il mediterraneo che mi ha portato a viaggiare fino al Libano, all’Armenia , Turchia etc. Ho il mio atelier di fotografia a Scicli, dove oltre ad ospitare esposizioni di altri fotografi, elaboro progetti legati alla fotografia”

 

La copertina del libro

Gianni Mania ha da poco pubblicato Vista Mare (Editoriale Giorgio Mondadori), libro fotografico che restituisce un racconto legato al rapporto tra l’uomo e la spiaggia. Il libro presenta dei contributi di Paolo Barreto Sanchez, Alessia Locatelli, Elisa Mandarà, Andrew Wordsworth che aggiungono alla narrazione visiva una prospettiva testuale che arricchisce il volume. Il lavoro è anche una mostra visitabile a Modica nei locali della Fondazione Garibaldi (ex convento del Carmine) in piazza Matteotti. Sarà possibile visitare la mostra fino al 15 ottobre, tutti i pomeriggi dalle 16 alle  20 e il venerdì, sabato e domenica fino alle 21. L’ingresso è di 2 euro.

Abbiamo incontrato Gianni Manìa per una breve chiacchierata e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande su Vista Mare.

Il libro si apre con una dedica al valore della diversità, ci puoi raccontare brevemente cosa rappresenta per te e per il tuo lavoro fotografico la diversità?
Nel fotografare una storia, che sia umanità, paesaggio, architettura, l’immagine restituita è un insieme di migliaia di universi ed ognuno li osserva e li interpreta con occhi differenti. Ognuno con un valore aggiunto che è influenzato da un bagaglio culturale , sociale, che ci rende diversi gli uni dagli altri. La fotografia appunto mi ha insegnato a riconoscere e ad apprezzare la diversità, ma soprattutto a rispettarla. Un soggetto può essere fotografato da tutti ma ognuno produrrà un’immagine differente.

Che arco temporale e che arco geografico coprono le foto presenti nel libro?
È un progetto iniziato circa vent’anni fa e si colloca nella Sicilia sud orientale dalla costa ragusana alla costa agrigentina.

Le tue spiagge sono densamente popolate nella prima parte del libro e desolate nel secondo: a quale delle due senti di appartenere di più?
Mi appartengono entrambe. Le fotografie rappresentano uno stato d’animo. Fin dal momento in cui inquadro sono coinvolto, affascinato, emozionato.

Nella prima parte del libro, come dicevo prima, le spiagge sono densamente popolate di una umanità varia, che “vive” la spiaggia come momento casalingo con ombrelloni a cui si legano teli per diventare cubature in cui consumare pasti e riposare all’ombra: perché in quel periodo ti sei concentrato sul racconto di questo tipo di spiaggia, cosa ti ha mosso, cosa ti ha incuriosito, cosa hai voluto indagare?
Io il mare lo fotografo da una vita e con esso le dinamiche che vi si instaurano! Le spiagge che per vocazione erano dei pendolari, in quanto più vicine ai paesi dell’interno della Sicilia, conservavano una dimensione che in altre spiagge, dove invece il boom edilizio aveva fatto proliferare le case di villeggiatura, era già scomparsa. In queste spiagge ho sentito l’urgenza di essere testimone del tempo. Qui non c’erano gli ombrelloni ordinati dei lidi o i corpi di giovani scolpiti che ci rimandano i media. Qui c’era la vita vera. Le persone con il loro sovrappeso, le loro abitudini, i valori della famiglia, rivissuti in questi accampamenti precari. L’habitat delle spiagge era e ancora è la proiezione estiva di intere comunità, della loro evoluzione sociale e culturale.

Chiudiamo con una spiaggia siciliana a cui sei particolarmente legato…
La mia spiaggia preferita è Bruca sulla costa sciclitana, lì sono nato – mia madre ha avuto le prime doglie mentre vi raccoglieva telline- e li ho vissuto e ancora vivo, dopo che mio padre ormai in pensione da Modica, decise di trasferirsi a Scicli.

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